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PAI, PSAI, IdroGEO: la cartografia del rischio idrogeologico in Italia, e dove finisce il mosaico

Chi prova oggi a costruire un'immagine completa del rischio idrogeologico in Italia non trova una carta, ne trova quattro stratificazioni: i vecchi PAI ereditati dalle autorita' di bacino abolite, i PSAI dei sette distretti, i PGRA della Direttiva Alluvioni e il mosaico nazionale IdroGEO di ISPRA. Sono strumenti diversi, con cicli diversi, fatti per scopi diversi. Capirne i limiti e' la precondizione per capire dove un layer di osservazione operativa come Grumbo si inserisce — e dove no.

PAI, PSAI, IdroGEO: la cartografia del rischio idrogeologico in Italia, e dove finisce il mosaico

Provate a fare una cosa apparentemente semplice. Aprite un browser, scrivete "carta del rischio idrogeologico in Italia" e cercate la mappa ufficiale. Non la troverete. Troverete una piattaforma nazionale di ISPRA — IdroGEO — che cerca di tenere insieme un mosaico stratificato, e da li' una serie di rimandi alle sette Autorita' di Bacino Distrettuali, ciascuna con il proprio portale, le proprie classificazioni, i propri cicli di aggiornamento.

Il rischio idrogeologico italiano non e' descritto da una carta. E' descritto da una pila di carte. PAI ereditati dalla stagione delle ex Autorita' di Bacino abolite. PSAI — Piani Stralcio Assetto Idrogeologico — costruiti dai distretti per integrare ed estendere quei PAI. PGRA — Piani di Gestione del Rischio Alluvioni — generati dal recepimento di una direttiva europea che ha imposto un suo ciclo sessennale e una sua tassonomia di pericolosita'. Il mosaico nazionale di ISPRA che cerca di rendere comparabili strati prodotti con metodologie diverse.

Capire questa stratificazione non e' un esercizio accademico. Decide chi ha quale obbligo, chi ha l'ultima parola in conferenza dei servizi, quali campi va guardato quando si compila una pratica edilizia in area a rischio. E delimita lo spazio dove un layer di osservazione operativa come Grumbo si inserisce — e dove invece non ha nulla da dire.

Lo stato di fatto: 94% dei Comuni in mosaico, e quattro acronimi che non coincidono

Cominciamo dai numeri di scala. Il Rapporto ISPRA sul Dissesto Idrogeologico in Italia, edizione 2024 — che aggiorna l'edizione 2021 con il nuovo ciclo di mappatura — fotografa un Paese in cui il 94,5% dei Comuni e' esposto ad almeno una tipologia di rischio idrogeologico: frana, alluvione, erosione costiera o valanga. La superficie classificata a pericolosita' per frane nei PAI e' passata da 55.400 km2 (edizione 2021) a 69.500 km2 (edizione 2024) — il 23% del territorio nazionale, con le aree a pericolosita' elevata (P3) e molto elevata (P4) che rappresentano il 9,5% del totale.

L'edizione precedente del rapporto, pubblicata nel 2021 con il riepilogo nazionale, forniva una visione complementare in termini di popolazione esposta: 1,3 milioni di abitanti in aree a pericolosita' frana elevata o molto elevata (2,2% della popolazione), 6,8 milioni in aree a pericolosita' alluvione media (11,5%). Sono i numeri citati anche dal comunicato stampa ISPRA del 2022.

Su questo territorio, quattro acronimi si sovrappongono. Sembrano sinonimi ma non lo sono.

PAI — Piano per l'Assetto Idrogeologico. Nasce con la Legge 18 maggio 1989, n. 183 — la prima legge organica italiana sulla difesa del suolo, che istitui' le Autorita' di Bacino di rilievo nazionale, interregionale e regionale. Ciascuna di quelle Autorita' produsse il proprio PAI, lo strumento di pianificazione del territorio per la prevenzione del dissesto. La L. 183/1989 e' stata abrogata in larga parte dal D.Lgs. 152/2006, ma i PAI vigenti restano lo strato cartografico di base — eredita' del primo ciclo di pianificazione, con vincoli urbanistici cogenti recepiti dagli strumenti dei Comuni.

PSAI — Piano Stralcio Assetto Idrogeologico. I PSAI sono varianti, integrazioni o estensioni del PAI prodotte successivamente dalle stesse Autorita' di Bacino (e poi dalle Autorita' di Bacino Distrettuali) per coprire ambiti specifici: rischio frana di un sub-bacino, rischio idraulico di un'asta fluviale, aree non originariamente perimetrate. In molti distretti, quello che storicamente e' "il PAI" e' in realta' una stratificazione di PSAI succedutisi nel tempo. La distinzione e' nominale ma operativa: i tecnici della Pubblica Amministrazione che maneggiano il dato sanno che "PAI" e "PSAI" possono indicare lo stesso strato oppure due strati diversi a seconda del distretto.

PGRA — Piano di Gestione del Rischio Alluvioni. Non e' un'evoluzione del PAI. E' un piano parallelo, generato dal recepimento della Direttiva 2007/60/CE attraverso il D.Lgs. 23 febbraio 2010, n. 49. Ha un proprio ciclo sessennale di aggiornamento (2015, 2021, 2027 prossimo), una propria tassonomia di pericolosita' (P1 alluvioni rare, P2 medie, P3 frequenti — corrispondenti a tempi di ritorno indicativi di 500, 200 e 30 anni), e una propria filiera istituzionale che fa capo alle Autorita' di Bacino Distrettuali. Il PGRA non sostituisce il PAI per le frane — copre solo il rischio alluvionale e l'erosione costiera.

IdroGEO. Non e' un piano. E' la piattaforma nazionale gestita da ISPRA che pubblica il mosaico di questi strati a livello nazionale, normalizzati in classi comparabili. Include l'Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI) — il censimento puntuale e areale degli oltre 620.000 fenomeni franosi mappati sul territorio nazionale, costruito a partire dal 1999 in collaborazione con Regioni e Province autonome — e le mosaicature nazionali di pericolosita' frana e di pericolosita' alluvione realizzate aggregando i dati dei singoli distretti.

PAI e PSAI sono regolatori. Il PGRA e' di pianificazione. IdroGEO e' di consultazione. Le quattro cose servono a tre scopi diversi e vivono di vita propria, con cicli e governance differenti. Sapere questo e' la precondizione per leggere qualunque pratica edilizia o qualunque richiesta di finanziamento sul rischio idrogeologico in Italia.

L'eredita' delle autorita' di bacino abolite: perche' i PAI sono cosi' eterogenei

Per capire perche' il mosaico e' frammentato bisogna passare dal compito di rappresentare la storia istituzionale degli ultimi trent'anni. Non e' lineare.

La L. 183/1989 individuo' tre livelli di Autorita' di Bacino: di rilievo nazionale (Po, Adige, Alto Adriatico, Arno, Tevere, Liri-Garigliano e Volturno, Serchio), di rilievo interregionale (es. Reno, Magra, Conca-Marecchia, Fiora, Tronto, Sangro, Trigno-Biferno-Saccione-Fortore, Sele, Bradano, Lao, Lemene), e di rilievo regionale (un'autorita' per ciascuna regione o tipologia di bacino regionale). Ciascuna di queste autorita' produsse il proprio PAI tra la seconda meta' degli anni Novanta e i primi anni Duemila, con metodologie, classificazioni e tassonomie autonome. Il PAI dell'Autorita' di Bacino del Po non assomiglia al PAI dell'Autorita' di Bacino della Calabria. Le scale di pericolosita' (P1-P4 vs P0-P3 vs P_alta-P_media-P_bassa) variano. I criteri di perimetrazione variano. Le NTA — Norme Tecniche di Attuazione — variano sia nelle prescrizioni urbanistiche sia nelle definizioni.

Quindici anni dopo, il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 — il Codice dell'Ambiente, Parte Terza — riorganizzo' la materia. L'art. 64 istitui' sette distretti idrografici e l'art. 63 le relative Autorita' di Bacino Distrettuali (AdB-D), che sostituirono nelle funzioni le precedenti Autorita' di Bacino di rilievo nazionale, interregionale e regionale. La transizione non fu istantanea: le sette AdB-D sono diventate pienamente operative tra il 2016 e il 2017, dopo il D.Lgs. 219/2010 e i decreti attuativi successivi.

I sette distretti idrografici, cosi' come definiti dall'art. 64 D.Lgs. 152/2006 nella versione vigente, sono:

| Distretto | Autorita' di Bacino Distrettuale | Sito ufficiale | |---|---|---| | Distretto del Fiume Po | Autorita' di Bacino Distrettuale del Fiume Po | adbpo.it | | Distretto delle Alpi Orientali | Autorita' di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali | alpiorientali.it | | Distretto dell'Appennino Settentrionale | Autorita' di Bacino Distrettuale dell'Appennino Settentrionale | appenninosettentrionale.it | | Distretto dell'Appennino Centrale | Autorita' di Bacino Distrettuale dell'Appennino Centrale | autoritadistrettoac.it | | Distretto dell'Appennino Meridionale | Autorita' di Bacino Distrettuale dell'Appennino Meridionale | distrettoappenninomeridionale.it | | Distretto Idrografico della Sicilia | Autorita' di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia | pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_PresidenzadellaRegione/PIR_AutoritaBacino | | Distretto Idrografico della Sardegna | Autorita' di Bacino del Distretto Idrografico della Sardegna | regione.sardegna.it/autorita-di-bacino |

L'elenco si trova nell'art. 64 del D.Lgs. 152/2006 e nelle pagine istituzionali del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), che ha competenza di vigilanza sull'attivita' delle AdB-D.

Ognuna delle sette AdB-D ha ereditato i PAI delle Autorita' di Bacino preesistenti del proprio territorio. Il distretto del Po, per esempio, ha ereditato il PAI dell'Autorita' di Bacino del Fiume Po (rilievo nazionale) ma anche i PAI delle Autorita' di Bacino regionali che insistevano sul medesimo distretto (Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Valle d'Aosta) e di alcune autorita' interregionali. Da quel momento, ciascuna AdB-D ha avviato un percorso di armonizzazione interna del proprio PAI distrettuale, con cicli di aggiornamento variabili da distretto a distretto. Alcuni distretti hanno gia' completato la prima versione distrettuale del PAI; altri lavorano per stralci successivi via PSAI.

Risultato pratico per chi sta a valle: il dato PAI/PSAI in Italia oggi e' frammentato per origine storica, in via di armonizzazione per distretto, ancora non perfettamente comparabile tra distretti diversi. La mosaicatura nazionale di IdroGEO interviene proprio su questa eterogeneita': ISPRA aggrega gli strati distrettuali in classi nazionali comparabili (P1, P2, P3, P4 per le frane; P1, P2, P3 per le alluvioni secondo lo schema PGRA), facendo lo sforzo di rendere confrontabile cio' che le AdB-D non hanno ancora avuto modo di rendere identico.

IdroGEO: cosa contiene, e cosa non contiene

La piattaforma IdroGEO e' lo sportello nazionale unico per il dato di pericolosita' idrogeologica. Pubblicata da ISPRA, e' un portale aperto, gratuito, navigabile via web, con possibilita' di download dei dati in formati GIS standard.

Gli strati principali che vi si trovano sono:

IFFI — Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia. Il censimento puntuale e poligonale dei fenomeni franosi mappati sul territorio italiano. Avviato nel 1999 con Convenzione tra il Ministero dell'Ambiente, le Regioni e le Province autonome, IFFI conta oltre 620.000 fenomeni franosi classificati per tipologia (frana di crollo, frana di scorrimento, colata di fango, complessa, deformazione gravitativa profonda di versante, ecc.), stato di attivita' e dimensione. IFFI e' un inventario storico, non una mappa di pericolosita': descrive dove le frane sono accadute (e dove sono mappate quelle attualmente attive o quiescenti), non dove e' probabile che accadano nel futuro.

Mosaicatura nazionale della pericolosita' da frana. ISPRA aggrega gli strati di pericolosita' frana dei PAI distrettuali, normalizzandoli in cinque classi (P1 moderata, P2 media, P3 elevata, P4 molto elevata, piu' una classe di aree a suscettibilita') secondo lo schema metodologico nazionale. E' lo strumento che permette confronti omogenei a livello inter-distrettuale.

Mosaicatura nazionale della pericolosita' da alluvione. Aggrega gli strati PGRA dei distretti secondo la tassonomia del D.Lgs. 49/2010: P1 (rara, tempo di ritorno 500 anni), P2 (media, 100-200 anni), P3 (frequente, 20-50 anni). E' lo strato di sintesi del rischio alluvionale a scala nazionale.

Indicatori di rischio. Per ciascun Comune, IdroGEO espone i principali indicatori di esposizione: popolazione in aree P3/P4 frane, popolazione in aree P2 alluvioni, edifici in aree a rischio, infrastrutture esposte.

Quello che IdroGEO non contiene:

  • non e' il PAI vigente. La mosaicatura nazionale e' uno strato di sintesi a scala nazionale, di consultazione. La pianificazione cogente per i Comuni rimane quella del PAI distrettuale, con le sue NTA. Per una pratica edilizia, il riferimento normativo e' lo strumento del distretto, non IdroGEO.

  • non e' aggiornato in tempo reale. Le mosaicature vengono ricostruite con cicli di aggiornamento legati ai cicli dei distretti e al ciclo dei rapporti ISPRA (di norma triennali per le edizioni complete del Rapporto Dissesto, con aggiornamenti intermedi). Se un'AdB-D approva nuove mappe a marzo, la mosaicatura nazionale puo' recepirle con mesi di sfasamento.

  • non e' un sistema di allerta. Il dato IdroGEO descrive scenari di pericolosita' con probabilita' di accadimento di lungo periodo, non condizioni operative correnti. Per l'allerta meteorologica e idrogeologica restano competenti il Dipartimento della Protezione Civile e i Centri Funzionali Regionali, con i bollettini di criticita' a 24-48 ore di orizzonte.

  • non descrive il rischio di sito alla scala dell'opera. La risoluzione cartografica del mosaico nazionale e' adeguata alla pianificazione comunale e provinciale ma non al dimensionamento di un singolo intervento di consolidamento di versante o di un manufatto idraulico. Per quello servono studi geologico-tecnici di dettaglio, indagini in sito, modellazioni locali.

IdroGEO e' una finestra sul dato di pianificazione, non un sostituto del dato di pianificazione e nemmeno del dato di osservazione. Confondere questi tre livelli — pianificazione, mosaicatura, osservazione — e' un errore di interpretazione che pesa quando si redige una pratica o si seleziona uno strumento operativo.

I PGRA e il loro ciclo: il binario separato della Direttiva Alluvioni

Sul rischio alluvionale si aggiunge una complicazione che vale la pena tenere distinta. I PGRA non sono un evoluzione del PAI: sono uno strumento parallelo nato dal recepimento europeo.

La Direttiva 2007/60/CE — la cosiddetta Direttiva Alluvioni — ha imposto agli Stati membri di produrre, per ciascun distretto idrografico, una valutazione preliminare del rischio, mappe di pericolosita' e mappe di rischio (con tempi di ritorno standardizzati a 30, 100 e 500 anni), e un Piano di Gestione del Rischio Alluvioni. L'Italia ha recepito la direttiva con il D.Lgs. 49/2010 e ha completato il primo ciclo PGRA nel 2015 (PGRA 2015-2021). Il secondo ciclo si e' chiuso nel 2021 (PGRA 2021-2027), con adozione formale entro il 22 dicembre 2021. Il terzo ciclo e' in corso ora e si chiudera' il 22 dicembre 2027, con il PGRA 2027-2033 — un tema che abbiamo trattato nel post Direttiva Alluvioni e ciclo PGRA 2027: come i 7.800 Comuni italiani in aree PAI possono prepararsi.

La specificita' del PGRA, rispetto al PAI/PSAI per le frane:

  • copre solo alluvioni e erosione costiera, non frane.

  • usa una classificazione probabilistica con tempi di ritorno espliciti: P1 (rara), P2 (media), P3 (frequente). E' una scala di scenari, non di rischio: la mappa di rischio incrocia la pericolosita' con l'esposizione di persone e beni (R1-R4).

  • ha un ciclo di aggiornamento europeo vincolante (sessennale), con scadenze infrazionali se ritardato. Cio' costringe le AdB-D a stringere la frequenza di aggiornamento del dato alluvionale ben oltre la cadenza tipica del PAI.

  • la sua produzione e' affiancata da una documentazione tecnica e di scenario condivisa con la Commissione Europea (i cosiddetti reporting WISE), che rende i dati italiani comparabili con quelli degli altri Stati membri.

Per un Comune in area PAI R3/R4 per frane e contemporaneamente in area PGRA P2 per alluvioni, le due perimetrazioni sono prodotte dalla stessa AdB-D ma con riferimenti normativi distinti, NTA distinte, cicli di aggiornamento distinti. La conferenza dei servizi che istruisce una pratica in quell'area deve raccordarli — il funzionario dell'Ufficio Tecnico Comunale che maneggia la pratica deve avere ben presente che sta consultando due strumenti differenti che si sovrappongono geograficamente.

Dove finisce il mosaico: limiti onesti del sistema cartografico

Vale la pena dirlo apertamente, perche' chi vende strumenti operativi sopra il dato cartografico tende a tacere su questo punto. Il mosaico PAI/PSAI/PGRA/IdroGEO e' un risultato istituzionale notevole, ma ha quattro limiti strutturali che e' importante conoscere.

Aggiornamento eterogeneo per distretto. Le sette AdB-D non lavorano sullo stesso passo. Alcuni distretti hanno aggiornato il PAI di recente, altri lavorano per stralci con cadenze lunghe. I PGRA hanno il vincolo sessennale europeo, ma i PAI no. Per un dato sul mosaico nazionale, dietro c'e' una stratificazione di edizioni di anzianita' diversa.

Risoluzione adatta alla pianificazione, non al dimensionamento di intervento. Le mappe di pericolosita' frana e alluvione sono prodotte a scale del tipo 1:10.000 o 1:25.000. Servono per dire "in questa porzione di territorio la pericolosita' e' P3"; non per dire "questa parete rocciosa sopra la SS-145, al km 32+450, sta deformandosi di 3 mm/anno e merita un sopralluogo questa settimana". Per quel salto di scala servono strumenti diversi — monitoraggio strumentale di versante, satellitare a sito specifico, sensoristica in opera.

Mappe di scenario, non allerte operative. I PGRA sono mappe probabilistiche: dicono cosa puo' accadere con determinate frequenze di ritorno, non cosa stara' accadendo domani mattina. Le mappe non rispondono alla domanda "questo versante, oggi, dopo due settimane di pioggia, e' in condizioni anomale?". Per quella domanda servono i sistemi di previsione meteorologica e idrologica della Protezione Civile, e — sulla scala di sito — sistemi di osservazione satellitare in continuo.

Vincolo urbanistico cogente ma non strumento gestionale. I PAI e i PSAI generano vincoli urbanistici (l'edificabilita' in area P4 e' di norma esclusa o severamente vincolata; in area P3 e' soggetta a verifiche di compatibilita'). E' un'azione di prevenzione strategica fondamentale, ma non e' uno strumento di gestione operativa giorno-per-giorno del rischio. Il PAI non dice al Sindaco "domani attiva il COC". Quella decisione spetta ad altri strumenti e ad altri soggetti.

Dire questo non sminuisce il valore del lavoro di ISPRA e delle AdB-D. Lo qualifica. Il mosaico cartografico e' la cornice. Non e' il termometro.

Dove si inserisce un layer di osservazione operativa come Grumbo

Grumbo e' lo strumento IgniCraft per il monitoraggio del rischio idrogeologico a scala di sito specifico. Lo abbiamo descritto in dettaglio nel post Grumbo: monitoraggio frane e alluvioni con dati satellitari Copernicus. Vale la pena chiarire qui dove si inserisce rispetto al mosaico cartografico — e dove invece non ha pretese.

Il PAI/PSAI dice: "questo versante e' a pericolosita' P3". E' un'asserzione di scenario, basata su geomorfologia, storia franosa documentata in IFFI, modellistica di stabilita' a scala 1:10.000. Resta valida per il ciclo di aggiornamento del piano (anni).

Grumbo dice: "questo versante a pericolosita' P3, nelle ultime due settimane, sta accumulando un set di indicatori (deformazione SAR Sentinel-1, pioggia cumulata Open-Meteo, anomalia rispetto al baseline storico del sito) che lo porta dallo stato di Sorveglianza allo stato di Attenzione." E' un'asserzione di stato operativo corrente, basata su osservazione satellitare in continuo e variabili meteo aggiornate.

La carta P3 e' la cornice. Grumbo e' il termometro che misura nella cornice.

I due strumenti non competono. Si presuppongono. Grumbo non ha senso senza il PAI: e' l'AdB-D che, attraverso il PAI/PSAI, identifica le aree a pericolosita' su cui ha senso concentrare l'osservazione operativa. Il PAI da solo non basta a chi presidia un sito tutti i giorni: non risponde alla domanda "questa settimana la situazione sul mio versante e' peggiorata o no rispetto allo storico?".

Una pubblica amministrazione che volesse oggi un'immagine completa del proprio rischio idrogeologico farebbe questo:

1. PAI/PSAI distrettuale come strumento di pianificazione, vincolo urbanistico, classificazione delle aree e dei manufatti per pericolosita'. 2. PGRA distrettuale come strumento per il rischio alluvionale, con il ciclo sessennale come scadenza per allineare la documentazione comunale (catasto opere idrauliche, registri eventi, scheda FPRI). 3. IdroGEO ISPRA come sportello di consultazione nazionale, per comparazioni inter-distrettuali e per la lettura sintetica delle classi di rischio comunale. 4. Sistemi di allerta DPC e Centri Funzionali Regionali per la previsione meteorologica e idrogeologica a 24-48 ore di orizzonte. 5. Layer di osservazione operativa a scala di sito (Grumbo, sistemi di monitoraggio strumentale di versante, sensoristica in opera) per i siti specifici prioritari: versanti che gravano su infrastrutture critiche, aree di scarsa accessibilita' geologica, settori urbani perifluviali con storia franosa o alluvionale documentata.

Questa pila — pianificazione + sintesi nazionale + allerta + osservazione di sito — e' la combinazione completa. Nessuno dei cinque livelli sostituisce gli altri. Confondere il livello cartografico con il livello operativo e' l'errore piu' frequente che vediamo nei capitolati che leggiamo.

Cosa Grumbo deliberatamente non fa

Grumbo non emette aggiornamenti normativi alle carte di pericolosita'. Non ha valore urbanistico. Non produce vincoli di edificabilita'. Non sostituisce il sopralluogo geologico. Non sostituisce un sistema di monitoraggio strumentale di versante con inclinometri, fessurimetri, piezometri — ne' lo replica.

Grumbo presuppone la cornice PAI/PSAI/PGRA. E' un layer di osservazione sopra una cornice di pianificazione. La rilevanza operativa del dato Grumbo deriva proprio dal fatto che il sito monitorato e' gia' classificato dal piano come area di interesse: il valore informativo della deformazione SAR cresce quando si misura su un versante che il PAI ha gia' marcato come a pericolosita' P3, e cala drammaticamente — fino a diventare rumore — su un sito senza alcuna storia di pericolosita'.

Per quegli enti — Protezione Civile regionali, AdB-D, agenzie ambientali, gestori di infrastrutture critiche, compagnie assicurative con portafogli geografici esposti — il modello operativo che funziona e': lasciare al PAI e al PGRA il compito di dire "dove guardare", lasciare al DPC e ai Centri Funzionali il compito di dire "quando attivarsi su area vasta", e lasciare a un sistema come Grumbo il compito di dire "su quale singolo sito, dentro l'area di allerta, gli indicatori stanno effettivamente peggiorando".

La sintesi onesta

Il rischio idrogeologico in Italia non e' descritto da una carta. E' descritto da un mosaico stratificato: PAI ereditati da autorita' di bacino abolite, PSAI prodotti dai sette distretti, PGRA del ciclo della Direttiva Alluvioni, mosaicatura nazionale di ISPRA su IdroGEO. Ciascun pezzo ha la sua storia, la sua governance, il suo ciclo. Insieme forniscono un quadro di pianificazione e di scenario, non un quadro operativo di osservazione corrente.

I limiti del mosaico non sono mancanze. Sono il perimetro per cui quegli strumenti sono stati progettati. La cartografia di pericolosita' fa il suo lavoro: orienta la pianificazione, vincola l'urbanistica, individua le aree dove serve presidio. Lo strumento manca al livello dell'osservazione operativa di sito, ed e' li' che si inseriscono — quando inseriti correttamente — i layer satellitari, le pipeline di anomaly detection, le piattaforme di osservazione in continuo come Grumbo.

L'errore da non fare e' chiedere alla cartografia cio' che la cartografia non puo' dare, o vendere come "innovazione cartografica" un layer di osservazione che non sostituisce la cartografia ma vi si sovrappone. Sono due piani diversi. Riconoscere chiaramente questa distinzione e' la precondizione per costruire qualunque strumento che voglia essere utile, non sostitutivo.

Se lavori in un'Autorita' di Bacino Distrettuale, in una Protezione Civile regionale, in un'agenzia ambientale o in una struttura che gestisce un portafoglio geografico esposto a rischio idrogeologico, e stai valutando come integrare l'osservazione di sito sopra il mosaico cartografico esistente, scrivici.

Fonti

1. D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Codice dell'Ambiente), Parte Terza, artt. 63-65 — istituzione dei sette distretti idrografici, Autorita' di Bacino Distrettuali, Piani di bacino distrettuali. Testo vigente su Normattiva 2. D.Lgs. 23 febbraio 2010, n. 49 — Attuazione della Direttiva 2007/60/CE sulla valutazione e gestione dei rischi di alluvioni. Testo vigente su Normattiva 3. Direttiva 2007/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio — Valutazione e gestione dei rischi di alluvioni. EUR-Lex 4. Legge 18 maggio 1989, n. 183 — Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo (in larga parte abrogata dal D.Lgs. 152/2006, citata qui come riferimento storico). Testo storico su Normattiva 5. ISPRAIdroGEO, piattaforma nazionale per il rischio idrogeologico (IFFI, mosaicatura nazionale pericolosita' frane e alluvioni, indicatori di rischio per Comune) 6. ISPRADissesto idrogeologico in Italia: indicatori di rischio (pagina ufficiale, edizioni 2021 e 2024) 7. ISPRA — *Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosita' e indicatori di rischio. Edizione 2021* (Rapporto 356/2021). PDF integrale 8. ISPRAComunicato stampa 2022: "Dissesto idrogeologico: quasi il 94% dei Comuni a rischio frane, alluvioni ed erosione costiera" 9. Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) — sito istituzionale, vigilanza sulle Autorita' di Bacino Distrettuali. mase.gov.it 10. Autorita' di Bacino Distrettuale del Fiume Poadbpo.it 11. Autorita' di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientalialpiorientali.it 12. Autorita' di Bacino Distrettuale dell'Appennino Settentrionaleappenninosettentrionale.it 13. Autorita' di Bacino Distrettuale dell'Appennino Centraleautoritadistrettoac.it 14. Autorita' di Bacino Distrettuale dell'Appennino Meridionaledistrettoappenninomeridionale.it 15. Autorita' di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia — pagina istituzionale Regione Siciliana 16. Autorita' di Bacino del Distretto Idrografico della Sardegnaregione.sardegna.it/autorita-di-bacino 17. Dipartimento della Protezione Civile — sistema nazionale di allerta. protezionecivile.gov.it 18. IgniCraft — Direttiva Alluvioni e ciclo PGRA 2027, Grumbo: monitoraggio frane e alluvioni con dati satellitari Copernicus, Rischio idrogeologico in Italia: perche' i sistemi di allerta esistenti non bastano ancora


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In Italia il rischio idrogeologico non e' descritto da una carta. E' descritto da quattro acronimi che si sovrappongono — e spesso vengono confusi anche da chi ci lavora dentro.

PAI = Piano Assetto Idrogeologico. Eredita' delle ex Autorita' di Bacino abolite dal D.Lgs. 152/2006. Vincolo urbanistico cogente. Ciclo di aggiornamento lungo, eterogeneo per distretto.

PSAI = Piano Stralcio Assetto Idrogeologico. Varianti e integrazioni dei PAI prodotte dai sette distretti idrografici. In molti casi e' la stratificazione di varianti che convive sotto il nome generico "il PAI".

PGRA = Piano di Gestione Rischio Alluvioni. Recepimento Direttiva 2007/60/CE via D.Lgs. 49/2010. Solo alluvioni ed erosione costiera, non frane. Ciclo sessennale europeo vincolante: 2015, 2021, 2027 prossimo.

IdroGEO = la piattaforma nazionale ISPRA che pubblica il mosaico di tutto questo, normalizzato in classi comparabili. Include IFFI (oltre 620.000 fenomeni franosi censiti dal 1999), mosaicatura nazionale pericolosita' frane (P1-P4) e alluvioni (P1-P3), indicatori di rischio per Comune.

Quattro strumenti, tre scopi diversi.

I PAI/PSAI sono regolatori (vincoli urbanistici). I PGRA sono di pianificazione (scenari probabilistici con tempi di ritorno). IdroGEO e' di consultazione (vista nazionale comparabile sopra strati distrettuali).

Nessuno dei quattro e' un sistema di allerta. Nessuno dei quattro descrive il rischio di sito alla scala dell'opera. Nessuno dei quattro risponde alla domanda "questo versante in P3, oggi, dopo due settimane di pioggia, e' in condizioni anomale rispetto al suo baseline storico?".

Questa domanda — l'osservazione operativa a scala di sito — e' il livello che il mosaico cartografico lascia scoperto. Non e' un difetto della cartografia: e' il suo perimetro di progettazione. Le carte di pericolosita' descrivono scenari di lungo periodo a scala 1:10.000-1:25.000, non condizioni operative correnti su un singolo versante.

Su quel livello scoperto si inseriscono i layer di osservazione satellitare in continuo. Grumbo — il sistema IgniCraft di monitoraggio rischio idrogeologico a scala di sito — costruisce un indice operativo aggiornato in continuo sopra i siti che il PAI/PSAI/PGRA ha gia' identificato come a pericolosita'. La carta P3 e' la cornice. Grumbo e' il termometro dentro la cornice.

Quello che Grumbo non fa: non emette aggiornamenti normativi alle carte di pericolosita', non ha valore urbanistico, non sostituisce un sopralluogo geologico, non sostituisce il sistema di allerta della Protezione Civile e dei Centri Funzionali Regionali. Presuppone il mosaico cartografico, vi si sovrappone, non lo sostituisce.

L'errore da non fare e' chiedere alla cartografia cio' che la cartografia non puo' dare — o vendere come "innovazione cartografica" un layer di osservazione che e' un piano diverso.

Articolo completo: ignicraft.com/it/giornale/pai-psai-idrogeo-ispra-mosaico-cartografico-italia

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